SBARRE di SteP
Il testo colpisce subito. Non è “letteratura costruita”: è pelle viva, dolore diretto, senza mediazioni. Si sente che non nasce per piacere a qualcuno, ma per dire qualcosa che brucia dentro. E questo è il suo punto più forte.
Lei non è innocente. Ma non è nemmeno solo ciò che ha fatto. Quando la polizia bussa alla sua porta, la sua vita è già a pezzi: un amore malato mai davvero finito, un uomo che sta morendo e due figli da proteggere. In pochi istanti, tutto cambia. Viene portata via, lontana da ciò che resta della sua vita, senza nemmeno il tempo di dire addio. Il carcere la inghiotte subito. Freddo, violento, disumano. Un luogo dove il tempo si deforma e le regole non sono scritte, ma si imparano sulla pelle: non fidarsi, non esporsi, sopravvivere. Ogni giorno è una lotta contro la solitudine, contro le altre detenute, contro se stessa. Eppure, tra quelle mura, qualcosa prende forma. Un legame inaspettato con Angela, una donna pericolosa e temuta, che dietro la durezza nasconde un’umanità fragile e spezzata. Un’alleanza che diventa ancora più preziosa quando fuori accade l’irreparabile: l’uomo che ha segnato la sua vita muore, e lei lo scopre dietro le sbarre, senza poter reagire, senza poter esserci.
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