Finalmente Tu 

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Finalmente tu, 

nei miei giorni di cinigia ipoacusica, 

dove il cuore non ricorda più 

la folata d’idioma d’amore 

a colorare i miei sogni assopiti 

tra stelle stanche e tremule nel fatuo. 

Scoppia il risveglio della vertigine, 

come una fiamma nel pavento 

che non chiede assenso d’ardere, 

unicamente travolge di brama 

la tua brama di travolgere, 

tra flutti e frangenti spiegati 

al destino che scrive e cancella luce. 

Finalmente tu, 

fiore delicato e nudo all’ipocrisia, 

che geme promessa da infrangere 

per disperdere come rancida polvere 

sul ciglio del precipizio senza pace. 

Trasogno, sospesa nel tuo centro, 

la notte danzante di fuoco 

sotto neve che scalda emozioni 

da bruciare sottovoce, 

come segreti che ardono solo al buio. 

Finalmente tu, 

penetrante fulmine che squarcia 

il ghiaccio antico nel buiore 

della mia solitudine, 

spogliando le mie salmastre lacrime. 

Modelli ombre in acque chete, 

e arresa, e naufraga, e vagabonda, 

senza più scialuppa di rinuncia 

a questa tribù d’amore che tesse 

le nostre rizomi ansimanti 

sotto lembi di cielo cremisi 

blanditi nei vezzi d’amore che conia. 

Laura Lapietra ©

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